Sfoglia il programma di Màt - Settimana della Salute Mentale 2016!

Finalmente ci siamo: il programma della sesta edizione di Màt - Settimana della Salute Mentale è online, consultabile a questo link.
Il Festival parte sabato 22 ottobre, con un evento di levatura internazionale, la conferenza "Per una psichiatria senza coercizione", titolo che già dice molto sui presupposti di Màt; e prosegue nel pomeriggio con "Màt Pride, marcia contro il pregiudizio", una grande camminata festosa che vuole coinvolgere tutti i cittadini, da Piazzale Sant’Agostino a Piazza Grande.
Si susseguono poi fino a domenica 30 ottobre incontri, spettacoli ed eventi anche sportivi. Màt è per tutti, e di tutti!


Il programma di Màt 2016: appuntamento al 28 settembre

Appuntamento aperto a tutti, mercoledì 28 settembre 2016 alle ore 17.30, per scorrere insieme il programma di Màt - Settimana della Salute Mentale 2016: saranno presenti i promotori degli eventi e i rappresentanti delle istituzioni, presso la Sala Ulivi, Viale Ciro Menotti 137, Modena.
Vi racconteremo il festival di quest'anno, e in particolare ci concentreremo sulla partecipazione al Màt Pride, la marcia aperta a tutta la cittadinanza per combattere il pregiudizio e promuovere un'idea inclusiva di Salute Mentale. La marcia si svolgerà sabato 22 ottobre a partire dalle ore 16.00, percorrendo la Via Emilia da Largo Sant'Agostino a Piazza Grande.
Vieni anche tu all'incontro del 28 settembre, l'incontro è libero e gratuito!
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Màt 2016: anticipazioni sul programma

80 eventi in 11 Comuni per una Salute Mentale patrimonio di tutti 

Convegni, dibattiti, film, presentazioni di libri, musica e spettacoli
Modena, Carpi, Castelfranco Emilia, Castelnuovo Rangone, Finale Emilia, Formigine, Mirandola, Pavullo nel Frignano, San Felice sul Panaro, Serramazzoni, Sassuolo
Una psichiatria senza coercizione e il ruolo fondamentale dell'empowerment dei pazienti e delle esperienze di promozione della salute mentale nella comunità sono i motivi principali della sesta edizione di Màt – Settimana della Salute Mentale, che si svolgerà dal 22 al 29 ottobre a Modena e negli altri distretti socio-sanitari della provincia.
Convegni tecnico-scientifici, eventi divulgativi e politico-sociali, presentazione di libri, proiezioni di film e spettacoli saranno l'occasione per promuovere i temi della salute mentale a tutta la cittadinanza.
L'apertura si svolgerà sabato 22 ottobre presso l'Aula Magna del Policlinico di Modena con il convegno “Per una psichiatria senza coercizione” che ospiterà le relazioni di Martin Zinkler, primario della Clinica di Psichiatria, Psicoterapia e Psicosomatica di Heidenheim in Germania, e del giurista Stefano Canestrari dell'Università di Bologna.
Il 24 ottobre si parlerà di Empowerment dei pazienti e di esperienza di promozione della Salute Mentale nella Comunità, con una giornata di formazione unica e innovativa nel suo genere: si racconteranno realtà di tutt'Italia, con interventi da “Robe da matti”, Torino; “Sentieri di libertà”, Sanluri, Sardegna; il “Festival della Salute Mentale” a Bari; “Impazzire si può” a Trieste; e la “Settimana della Salute Mentale” a Reggio Emilia.
Il 25 ottobre si apre con la sesta edizione del Convegno Nazionale "Le Parole ritrovate", dal titolo "La cura si cura. Cura e reciprocità oltre il farmaco": un importante appuntamento che nasce dalla rinnovata necessità di condividere, alla pari, esperienze, tra utenti, famigliari, cittadini, operatori sul superamento dell'approccio farmacologico e di recupero, appunto, del "fareassieme" e della co-responsabilità.
Il Settore Dipendenze Patologiche promuove a Vignola un evento che mette a confronto i diversi attori del sistema dei servizi al fine di ricercare il miglioramento delle forme di aiuto dirette a utenti e famigliari: "Come un'orchestra".
Avrà luogo un convegno sull'emergenza migratoria, in cui si indagheranno i risultati di interventi individuali e gruppali EMDR con minori stranieri non accompagnati e con adulti richiedenti asilo politico e rifugiati nei contesti comunitari e clinici, che abbiano dunque subito eventi traumatici.
Il focus poi si sposta sulla salute degli anziani con disturbi comportamentali, nel pomeriggio sulla promozione della salute nello sport come benessere psicofisico alla Polisportiva Modena Est. Altro focus è il rapporto tra lavoro e salute mentale: stress da lavoro correlato, inserimenti lavorativi e diritto al lavoro per tutti.
Nei giorni seguenti il Settore Neuropsichiatria Infantile con l'associazione Aut Aut condivide aggiornamenti in tema di autismo, con la doppia valenza tra i percorsi della diagnosi precoce, l'autismo in età adulta e la continuità delle cure; mentre a Carpi si racconta “Quasi amici", un progetto pilota di inclusione sociale tra ragazzi in età scolare e universitaria con particolare attenzione per soggetti con disabilità: 19 famiglie con figli disabili e 6 scout hanno creato 35 coppie o gruppi di potenziali amici.
Molti sono gli appuntamenti con le arti: quattro i film, con "Due giorni e una notte" dei pluripremiati fratelli Dardenne, “Healing  voices”, documentario sui percorsi di recovery che esplora esperienze di psicosi atrraverso la narrazione dei protagonisti, alla presenza dei due produttori Will Hall e Oryx Cohen; "Padiglione 25", che racconta l’autogestione rivoluzionaria, sostenuta da un gruppo di infermieri ispirati dalle idee e dalle pratiche di Franco Basaglia, di un reparto dell’Ospedale Psichiatrico S. Maria della Pietà negli anni '70; e "La pazza gioia" di Paolo Virzì, che ha fatto incetta di Nastri d'Argento (tra cui miglior film, miglior sceneggiatura, migliori attrici protagoniste).
Tanti anche gli scrittori coinvolti: come Massimo Cirri, che presenta "Un'altra parte del mondo", la storia di Aldo, figlio di Palmiro Togliatti; Paola Bastianoni e Chiara Baiamonte con "Le famiglie omogenitoriali in Italia", e “Due mamme due papà” di Alessandro Taurino; e Melita Cavallo con “Si fa presto a dire famiglia”. Infine, Laura Solieri e Luigi Ottani raccontano in "Argini Margini" con parole e fotografie Porta Aperta, luogo di accoglienza per persone senza fissa dimora.
Come di consueto ampio spazio al teatro con gli spettacoli e gli esiti di laboratori: con Gruppo l'Albatro a cura di Teatro dei Venti, Gruppo Fuali, Gruppo Tecnologie del Sè di Torino, Gruppo Utenti CSM Castelfranco Emilia, Gruppo Il Dirigibile di Forlì, Yellow Submarine del Sert di Modena, Tabù dell'Ausl di Imola, Gruppo del CSM di Vignola, Associazione Alice Modena.
Come ogni anno, c'è tanta musica, con Ologramma, Gappa, John Lennon Band, Rulli Frulli a Mirandola e il gran finale della Notte da Matti. Anche questa edizione vede rinnovato "InGrandiMenti", concorso fotografico promosso da AITERP – Sezione Emilia-Romagna: per partecipare cliccare qui.
Media partner è Radio LiberaMente, progetto del Circolo Culturale Left - Vibra e Social Point.
Perché Màt è di tutti i cittadini, ogni anno di più.
Credits immagine: Officina Progetto Fotografia


Legalizzare, non criminalizzare: a Màt 2015 Benedetto Della Vedova e Franco Corleone

di Anita Eusebi
“Un’implicazione importante e un’efficace politica di riduzione del danno è la legalizzazione di tutte le droghe”, così scrive Don Andrea Gallo nel Cantico dei drogati. E prosegue: “A sentire questo molti tromboni cominciano a sbuffare e in tono scandalizzato si sussurrano l’uno nell’orecchio dell’altro: ‘Ma allora qui si vuole un società di drogati’. Stupidaggini. Legalizzare le droghe vuol dire, prima di tutto, darsi nuove regole”.
Si tratta di un tema chiaramente molto complesso e controverso per le tante e diverse implicazioni di tipo sociale, culturale, medico, legislativo, economico. Un tema che da sempre divide l’opinione pubblica, assumendo toni talvolta anche molto accesi. Eppure, comunque la si pensi al riguardo, l’avvio in generale di una politica pragmatica sulle droghe, soprattutto quelle cosiddette “leggere”, non può che costituire ragionevolmente un segno di maturità civile, culturale nonché democratica di un Paese. Questo il filo conduttore del dibattito, ricco e articolato, di carattere politico-sociale dal titolo Politiche sulle droghe leggere, che si è tenuto a Modena lo scorso ottobre in occasione della Settimana della Salute Mentale.
«Mi sono fatto promotore di un intergruppo parlamentare di lavoro per stilare quest’anno il disegno di legge sulla legalizzazione ad ampio spettro della cannabis. Sono passati anni e anni e le ragioni di un medio, intellettualmente libero, antiproibizionista sono ancora lì, anzi probabilmente sono aumentate; le ragioni invece di chi diceva “la cannabis fa male, non bisogna legalizzarla, bisogna proibirla e stroncare il traffico”, sono abbastanza evaporate. Nel senso che la cannabis resta un consumo di massa, ovunque. Va tenuto presente che è la sostanza più diffusa tra i giovani e ha esempi internazionali di legalizzazione», ha affermato l’On. Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli esteri, ospite dell’edizione 2015 di Màt. «E a questo vanno aggiunti anche segnali importanti, come quello della Direzione Nazionale Antimafia che nella sua ultima relazione ha messo esplicitamente, nero su bianco, una richiesta ai parlamentari di depenalizzazione».

Il testo di legge organico, stilato pescando in parte dai disegni di legge precedenti, prende seriamente in considerazione vari aspetti importanti. «Primo punto, la coltivazione, individuale o associata di tre-cinque piante in casa, con pieno riconoscimento giuridico. Secondo, il mercato. Quindi filiera, produzione, trasformazione, rigorosamente tutto controllato fino alla vendita finale, e relativa tassazione. Terzo punto della legge, la cannabis terapeutica. In Italia, in teoria, è previsto attualmente il diritto dei pazienti alle cure con farmaci a base di cannabis, se prescritti naturalmente dal medico. Ma di fatto è una gincana quasi impossibile», ha spiegato Della Vedova. «Io sono dunque molto fiducioso. Penso cioè che si arriverà presto alla legalizzazione della cannabis, perché la situazione con la cannabis legale è chiaramente migliore che con la cannabis “criminale”, e a cambiare politica anche sul resto delle droghe».
Altro ospite di rilievo al dibattito a Màt 2015 Franco Corleone, fondatore del Forum Droghe e Garante dei Diritti dei detenuti della Regione Toscana, con lunga esperienza in termini di battaglie sul tema. «In Italia, la questione della canapa e della politica delle droghe in generale ha avuto oscillazioni importanti, fasi molto diverse. Occorre innanzitutto non dimenticare la svolta proibizionista e punitiva nel 1990 con la legge Iervolino-Vassalli voluta fortemente da Bettino Craxi e che reputo sia stata un grave errore politico. Poi il referendum nel 1993, poi ancora la Fini-Giovanardi che per otto anni ha imperversato con un modello che è quello dell’ideologia della droga. Senza alcun distinguo fra legali, illegali e composizione stessa delle sostanze, si è fatto tutto un calderone e tutte sono state identificate alla stessa maniera come “la droga”. E quindi punite, che si trattasse di detenzione o di spaccio non faceva differenza, con una pena da sei a vent’anni di carcere. Il che significa, per capirci, una pena superiore alla violenza sessuale e alla rapina aggravata», ha puntualizzato Corleone. «C’è voluta la Corte Costituzionale, nel 2014, per dire che quella legge era stata approvata inserendola in maniera truffaldina in un decreto legge sulle olimpiadi invernali di Torino e per porre quindi il problema del mancato rispetto dei fondamenti della democrazia, di “una violenza contro il parlamento”».

Dunque, siamo tornati ora nella sostanza alla Iervolino-Vassalli del 1990? «Esatto. Tale legge riconosce la differenza delle sostanze fra le cosiddette “leggere” e le cosiddette “pesanti”, ma non è certamente, come dicevo, una situazione soddisfacente. Occorre fare passi avanti», ha commentato Corleone. «Il mito della guerra alla droga nel mondo che ha origini lontane: la demonizzazione della canapa, il proibizionismo, il prevalere della morale sul diritto risalgono a oltre cento anni fa. È una battaglia non solo impossibile, ma anche sbagliata. È un pensiero unico che è stato costruito a vantaggio delle narco-burocrazie che speculano su questo, e niente più. I contadini del Sud America sono stati massacrati, i territori sono stati inquinati… La questione della politica delle droghe non è un problema di sanità e di salute, è un problema di geopolitica. È una questione di politica internazionale».
E ha aggiunto alcuni dati. «Le carceri continuano a essere piene di tossicodipendenti e di persone che violano la legge sulle droghe per detenzione di sostanze stupefacenti. E per cosa entrano in carcere? Nel 49,16 % dei casi, per cannabinoidi (marjuana, hashish, piante). Dal 1990 ad oggi, sapete inoltre quante persone sono state segnalate ai prefetti per essere state colte con una sostanza in mano? Quasi un milione. E di questi l’80% per uno spinello. È questo il senso della guerra alle droghe? La criminalizzazione e la stigmatizzazione di un milione di persone, e di giovani soprattutto? Penso sia necessario uscire da questa persecuzione di massa, occorre senza dubbio un cambio di passo, una nuova politica sulle droghe, a cominciare dalla regolamentazione della cannabis. I fenomeni sociali vanno gestiti con intelligenza e messi in condizione di non creare illegalità. Vanno governati, non criminalizzati. Questa è la scommessa che va fatta, e che può far fare un salto di civiltà e di cultura al nostro Paese».

Un’impresa auspicabile. Certo non semplice, soprattutto quando a priori bisogna confrontarsi con leggende metropolitane da sfatare, ci si muove tra mille grandi contraddizioni e si finisce per correre dietro a inutili fantasmi. Molto interessante al riguardo l’intervento provocatorio dello psichiatra Ugo Zamburru, responsabile nazionale Arci delle politiche di welfare e tra i fondatori del Caffè Basaglia di Torino, che ha richiamato l’attenzione su altro tipo di complessità e contraddizioni, in particolare la tendenza recente e diffusa a correggere e psichiatrizzare comportamenti di bambini e adolescenti con trattamenti farmacologici con antidepressivi e anfetamine, considerati “terapeutici”. «A questo punto diventa un po’ difficile, se non perlomeno piuttosto incoerente, somministrare prima anfetamine, a scopo diciamo terapeutico, e criminalizzarli poi se fanno uso di cannabis, no?», ha commentato Zamburru. Ecco, forse una riflessione anche in tal senso non guasterebbe.


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