di Anita Eusebi

In una sala messa gentilmente a disposizione dalla Fondazione Marco Biagi e molto affollata ha preso il via sabato 18 ottobre a Modena la quarta edizione di Màt Settimana della Salute Mentale. Un appuntamento atteso, ricco di iniziative, di ampia partecipazione di associazioni di persone con esperienza di disagio mentale e di familiari, e oltre settanta ospiti autorevoli nell’ambito della salute mentale. “Sette giorni contro i pregiudizi” titola la Gazzetta di Modena nella pagina dedicata alla rubrica “Fuori come va?”, raccontando le emozioni delle passate edizioni, gli interventi e gli spettacoli del programma di quest’anno e i preparativi delle ultime ore.

 

«Màt si arricchisce di edizione in edizione», afferma con entusiasmo Mariella Martini, direttore generale AUSL di Modena, sottolineando la ricchezza e la peculiarità dell’iniziativa. «Due sono i meriti importanti che vanno riconosciuti a Fabrizio Starace, direttore del DSM di Modena: ha sostenuto Màt guardando alla salute mentale come qualcosa che “non è solo roba da matti” ma un “bene comune di tutti” e passando per la seria messa in discussione di falsi miti e luoghi comuni come l’inguaribilità, e ha introdotto politiche, strategie e azioni di forte innovazione nell’ambito dell’offerta dei servizi di salute mentale nel territorio modenese».

 

Quello di Starace alla cerimonia inaugurale di Màt è un saluto emozionato e piacevolmente informale. Senza fogli scritti e parole prestabilite, apre con un ringraziamento «ai presenti, a tutti i professionisti dei servizi pubblici e privati, agli operatori del terzo settore, ai sempre più numerosi cittadini esperti che in prima persona danno corpo al principio di sussidiarietà, assicurando nella provincia e nella regione assistenza, ascolto e accompagnamento a quanti hanno presentato o presenteranno difficoltà e sofferenza mentale». Parole non casuali. Starace non parla di malattia né di disturbo psichiatrico, «perché anche nella più incomprensibile forma di disagio e di comportamento vi è una sofferenza personale, un punto di dolore da incontrare e da comprendere. Se incontriamo la sofferenza – spiega – potremo curare la malattia mentale. Se affrontiamo invece la malattia mentale come entità a sé stante, destoricizzata, isolata dalle radici biografiche che l’accompagnano e talvolta la producono, rischieremo di perdere di vista le persone e la loro sofferenza. Ed è un rischio che non vogliamo correre, tanto più in un momento di grande difficoltà come questo, economico, sociale e politico. Una crisi che colpisce soprattutto gli ultimi».

 

La crisi economica, le conseguenze che essa determina nelle questioni relative alla salute mentale e le risposte che i sistemi sanitari possono/devono offrire sono infatti i temi centrali dell’edizione 2014 di Màt. «Occorre riflettere in particolar modo – insiste Starace – sul rischio di psichiatrizzazione della marginalità, della devianza, del diverso, e rifiutare questo rischio non vuol dire venir meno al proprio ruolo terapeutico, ma significa riconoscerne i limiti, abdicare all’onnipotenza che strumentalmente viene assegnata alla psichiatria e che finisce paradossalmente per limitarne il suo strumento più potente, quale è la relazione terapeutica. In tal senso un ruolo fondamentale nell’attraversamento di questa crisi lo ha la comunità nel suo complesso: nessuno può ritenersi esente da un impegno che è etico e di cittadinanza, oltre che professionale. Ed è dunque alla comunità che chiedo più attenzione a quelle aree marginali che hanno maggior rischio di etichettamento e di psichiatrizzazione».

 

E una prima risposta della cittadinanza arriva dalle parole rassicuranti del sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli: «Siamo qui proprio per proporre percorsi di attraversamento della crisi, percorsi che vedano in primo luogo un rinnovato protagonismo a cittadini, utenti e loro familiari. Perché non sono problemi di altri, ma nostri». Nulla di più vero. Sono problemi che riguardano ciascuno di noi.