A cura di Associazione Idee in Circolo, UNIMORE, Lo Spazio Nuovo

 

La comunità scientifica appare seriamente preoccupata per le trasformazioni in cui è impegnato il pianeta dall’industrializzazione in poi. Recentemente l’attività antropica si è fatta prevalente e il conseguente cambiamento climatico sta causando significative variazioni nella biosfera che riguardano tutte le forme di vita e l’uomo. Diversi grandi sistemi naturali hanno raggiunto livelli assimilabili all’attivazione di tipping point. Tuttavia il raggiungimento di soglie critiche non è così chiaro, nemmeno per gli esperti. Capiamo ancora molto poco circa i meccanismi che determinano la transizioni maggiori nelle società e gli studiosi sostengono che non disponiamo di strumenti affidabili per prevedere le risposte evolutive più probabili ai cambiamenti delle condizioni ambientali, in particolare su scala globale. La mente degli esseri umani non è nuova alle emergenze, alle catastrofi e a cedimenti di struttura. Cadiamo e ci rialziamo da 300.000 anni. Tuttavia cominciano a comparire studi che portano una consapevolezza maggiore circa i fenomeni con i quali la mente reagisce a stimoli estremi e al volgere rapido delle condizioni ambientali. Questo incontro  si pone all’interno di un discorso più ampio che studia le reazioni psichiche collettive e del singolo in seno ai fenomeni estremi di trasformazione naturale dovuti ai cambiamenti climatici, alla degradazione ambientale, agli inquinamenti ed altri prodotti delle azioni combinate natura/tecnologia (natech).

Interviene Paolo Cianconi, coordina Silvia Ferrari

Lo Spazio Nuovo, Viale IV Novembre 40/B, Modena