Màt – Settimana della Salute Mentale / terza edizione

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LA GUARIGIONE POSSIBILE
Let’s the patient revolution begin

La Terza edizione della Settimana della Salute Mentale di Modena affronta uno dei più seri pregiudizi sulla malattia mentale: la presunzione di inguaribilità. Ereditata da una visione tardo ottocentesca dei disturbi psichiatrici, essa è causa di pessimismo e frustrazione nei professionisti, di scoramento e disperazione nei pazienti e nei familiari, di soluzioni assistenzialistiche e neo-manicomiali nei policy makers. Parlare di guarigione dalla malattia mentale e dalle dipendenze patologiche non è più un tabù. La guarigione – intesa come la possibilità di elaborare e trasformare l’esperienza spesso devastante di una patologia psichiatrica o dell’abuso di sostanze, in modo compatibile con l’esercizio di un ruolo sociale, relazionale, affettivo – è possibile anche nei casi più gravi.
La letteratura scientifica e le tante testimonianze in prima persona sono concordi nell’affermarlo.
La guarigione è dunque una speranza ragionevole, non solo espressione di uno spirito solidale e tollerante. Essa va coltivata nella comunità, negli operatori; va alimentata negli utenti e nei loro familiari. Attraverso, ad esempio, l’aumentata visibilità, accessibilità e credibilità di servizi “recovery (Editoriale, British Medical Journal, 2013) oriented” deputati ad accogliere, prendersi cura ed accompagnare i pazienti verso il recupero. E ancora, attraverso la realizzazione sistematica di interventi precoci, servizi sanitari e sociali integrati, spazi accoglienti, tempi di lavoro che consentano relazioni d’aiuto, operatori motivati e in numero sufficiente. Sono questi i fattori che la ricerca ha individuato da anni quali elementi essenziali per migliorare le attività per la salute mentale; sono queste le condizioni che fanno la differenza tra cronicità e guarigione possibile.
Occorre altresì che le politiche per la salute mentale non si limitino a indicare le “aree di bisogno prioritarie” ma, coerentemente, le finanzino sostenendo l’impianto di servizi territoriali, sempre più esposti a tentativi di mercificazione e delega. Bisogna, infine, dare voce e potere negoziale alle persone interessate, coinvolgendole direttamente nelle decisioni cliniche e nell’organizzazione della rete assistenziale. Non solo perché questo riduce sensibilmente i costi della sanità, ma perché la conoscenza “esperienziale” è il necessario complemento della conoscenza scientifica. Per sfatare il mito dell’inguaribilità, oltre alle ben note evidenze scientifiche derivanti da studi longitudinali a lungo termine, abbiamo deciso in questa Settimana di dare spazio alle narrazioni personali, alle traiettorie esistenziali delle persone che attraversano la malattia mentale. Storie di vita che mostrano come l’esperienza individuale, le relazioni, le emozioni, sfuggano alle sovradeterminazioni diagnostiche, al pessimismo dei modelli riduzionistici e aprano orizzonti di senso di incommensurabile e tragica bellezza.
Un ringraziamento va a quanti, in numero sempre maggiore di anno in anno, hanno raccolto questa sfida, dando corpo al processo di progettazione partecipata della Settimana.
Un recente editoriale del British Medical Journal afferma: “Lavorare con i pazienti, le loro famiglie, le comunità locali, le organizzazioni della società civile e gli esperti di altri settori è essenziale per migliorare la salute” (BMJ, 2013). A questa indicazione di metodo proviamo ad aderire. I risultati ci incoraggiano.

Evidentemente, si può fare…

Fabrizio Starace
Direttore DSM-DP AUSL Modena