Le “Radiocronache” di Radio LiberaMente, sono il nostro punto di vista sulla Settimana della Salute Mentale di Modena con piccoli reportage e interviste.

 

All’alba dell’avvento di un nuovo Dpcm, che ha di recente imposto alcune restrizioni nella lotta al Covid 19, stamani a Vignola ,all’interno del seminario “Luci e ombre della comunicazione: Pillole dal confinamento” ci si interroga su quali siano le possibilità ed i rischi connessi all’utilizzo di Internet e Social Media. Di come sia mutato durante il lock down il lavoro degli operatori della salute mentale e l’impegno delle associazioni. Di quali risorse siano stati in grado di mettere in campo i territori, intrecciando reti in grado di includere i cittadini più fragili e spesso isolati. Il tutto lo abbiamo fatto online, tramite quelle che stamani chiameremo “pillole dal confinamento”.

Se Internet ed i Social Media sono stati uno strumento in grado di mantenere vive le relazioni, la comunicazione, il contatto, il protagonismo e garantire una continuità terapeutica durante il lock down, quali sono stati e continuano ad essere i rischi a questi connessi?

“ Il 60% degli Italiani prende il telefono in mano senza conoscerne il motivo” ci dice il dott. Francesco Pagnini del Sert di Vignola “ Se ci annoiamo durante una situazione che viviamo in presenza, tramite il telefono abbiamo la possibilità di disconnetterci. Le applicazioni, spesso tramite un infinito concatenarsi di link, ci fanno smarrire i riferimenti spazio temporali e ci mettono di fronte a questo nostro continuo bisogno di gratificazioni, che non si placa mai, nonostante le notifiche.”

Quali sono dunque le patologie connesse all’utilizzo della rete e come sono mutate durante il Lock Down?

“ Ci sono molte analogie tra l’abuso tecnologico e quello delle sostanze”, prosegue Pagnini. “Il pensiero fisso, l’impellenza di utilizzo ed i sintomi dell’astinenza. Il disturbo legato a giochi di ruolo su internet è entrato nel DSM. Tramite la lunga permanenza sulle piattaforme di gioco si costruiscono relazioni significative ed il proprio avatar, vissuto come un’estensione di sé, è qualcosa di sempre più difficile da lasciare”. Dati alla mano durante il periodo del lock down l’industria dei Videogame è cresciuta del 75%, bissando, incredibile ma vero, quella Cinematografica.

“Ci sono dipendenze poi come quella del gioco di azzardo o dello shopping compulsivo”, continua Pagnini, “che si fortificano sul web grazie all’anonimato e alla facilità con cui si possono eseguire transazioni”. E per quanto riguarda i Social Media?

“La sovraesposizione mediatica nasconde spesso in realtà il timore di diventare invisibili. Oggi giorno gli adolescenti comunicano molto di più tra di loro mediante i Social Media, che non di persona”, si avvia alla conclusione Pagnini. “Gli inglesi hanno coniato un modo di dire: The fear of missing out. Ed è così che i giovani spesso vivono il mondo dei Social, con la costante paura di perdere un evento, un trend che interessa ai loro amici. Con il costante timore di perdere il contatto”.

E là dove il contatto si è effettivamente perso? Come hanno fronteggiato la chiusura e la sospensione di tante attività i Centri di Salute Mentale? La dottoressa Sola, Responsabile del Csm Vignola, ci dà qualche numero e ci racconta quelle che sono state le difficoltà vissute dall’equipe: “L’esperienza è stata drammatica soprattutto perché si è verificata all’improvviso e ha comportato l’interruzione di visite concordate e spazi importanti di socializzazione”. “Tramite l’utilizzo però di chiamate e videochiamate unite ad un atteggiamento pro attivo degli operatori del servizio, siamo stati più celeri nell’intercettare situazioni di urgenza riducendo il numero dei ricoveri ad un – 34%, numeri in linea con i dati regionali.” “Le criticità che abbiamo affrontato”, prosegue la dottoressa Sola, “Hanno sicuramente a che vedere con l’impatto del Lock Down, l’utilizzo di camici e dispositivi di protezione individuale, da cui la psichiatria si era da tempo svincolata per favorire l’inclusione e la costruzione di relazioni e la difficoltà di riorganizzare gli spazi in sicurezza per favorire la ripartenza delle attività, con cui ci stiamo tutt’ora confrontando.”

E poi ci sono le esperienze virtuose sui territori. Come quella citata dall’assessore del comune di Castelnuovo Rangone Arianna Welisch. Una rete di volontari chiamata a prendersi cura della popolazione più anziana, gli over 70, in grado di rilevare condizioni di fragilità prima che diventino esponenziali. O il centralino di “Penso Positivo” che ha visto educatrici del nido ASP e volontari da tutti i comuni di terre di castelli rispondere a richieste d’aiuto, consegnare spesa e farmaci a domicilio ed aiutare i cittadini nel districarsi tra normative e decreti.

Ed il mondo associativo e i contesti inclusivi connessi alla salute mentale?

“Includere a distanza pare un ossimoro” esordisce Michela Campioli, operatrice del servizio Social Point. “Inizialmente abbiamo utilizzato Whatsapp, ma non era uno strumento capillare, così abbiamo iniziato ad utilizzare le più svariate piattaforme per poter avere le prime riunioni online. Ci siamo però inevitabilmente scontrati col problema di chi non aveva connessione internet, una rete adeguata o era poco tecnologico. Come avremmo potuto tradurre le attività in presenza da remoto?”

Un esempio è Ciliegie Atipiche, collettivo composto da persone connesse al mondo della salute mentale, nato proprio durante il lockdown e sostenuto da Social Point. “Avevamo creato un gruppo redazionale con l’obbiettivo di pubblicare un giornalino” ci racconta Rossella Monti, “ma a causa dei costi e della difficoltà nel reperire materiali non eravamo mai riusciti a pubblicare nulla”. “C’è voluto il coronavirus, l’isolamento e la depressione perché decidessimo di aprire un blog. Tra l’altro lo strumento blog è sicuramente più immediato e permette alle persone di trovare una gratificazione nel vedere il proprio lavoro immediatamente condiviso.”

“Perché ci chiamiamo atipiche?” conclude Rossella “ Un po’ perché siamo un gruppo di persone davvero originali, ma è anche un omaggio agli antipsicotici di nuova generazione: i cosiddetti atipici!”

Segui qui la registrazione integrale dell’incontro: