Peer education territoriale e prevenzione delle dipendenze da sostanze d’abuso: il metodo che non ti aspetti 

di Laura Solieri

Una ricerca-intervento che esplora un modello di peer education praticamente inedito ovvero quello territoriale, rivolto ad adolescenti e giovani adulti, per indagare i loro stili di vita e promuovere interventi mirati alla prevenzione del consumo di sostanze psicoattive.

Succede nel Modenese, dove questa ricerca, durata tre anni, dal 2016 al 2019, ha coinvolto 2.425 giovani tra i 14 e i 25 anni, residenti nei 26 comuni dei distretti sanitari di Area Sud di Modena: studenti delle scuole superiori di secondo grado e adolescenti/giovani adulti incontrati nei centri aggregativi e sul territorio dagli operatori del servizio di Educativa di Strada.

«A partire dalle metodologie del lavoro di prossimità e dagli obiettivi della ricerca, la narrazione dell’esperienza realizzata fornisce evidenza alle connessioni del ruolo dei giovani nel lavoro di promozione alla salute con uno sguardo alla “ripartenza” – spiega Giorgia Pifferi, direttore Psicologia clinica Ausl di Modena – Si tratta di un progetto di prevenzione, ricerca e intervento per alcune fasce della popolazione giovanile, coordinato da un gruppo di lavoro misto costituito da numerose realtà e finanziato dalla Regione Emilia- Romagna. Ci troviamo in una fase in cui l’emergenza non è ancora finita e passo dopo passo dobbiamo continuare ad affrontare fasi nuove – prosegue Pifferi – E oggi più che mai, ridare la parola ai giovani che nella fase del lockdown sembravano spariti, è ancora più importante».

Partire dal riconoscimento di questo stato di emergenza e da una rivalutazione dei percorsi dei giovani, prima e dopo l’esperienza del lockdown, consentirà di trovare modalità differenti che possono riguardare la relazione e la promozione di sani stili di vita, la prevenzione rispetto all’uso di alcool e di altre sostanze, sia a livello scolastico che informale (se ne parlerà a Formigine (Mo), a Màt, il 21 ottobre all’interno dell’appuntamento Speriment-AZIONE di un modello di “peer education” territoriale con gli adolescenti e i giovani: narrazione dell’esperienza di ricerca-intervento nei territori dell’Area Sud). 

«E’ stato dato un grande rilievo al contesto, al territorio e alla rete di persone che abitano appunto contesti diversi, come la scuola, i parchi, i centri aggregativi – dice Pifferi – Il grande valore di questo lavoro è che ha permesso a noi che a nostra volta abitiamo questa rete con i percorsi di cura, di ampliare un dialogo veramente significativo in cui parte sociale, sanitaria ed educativa si incontrano per un rafforzamento delle relazioni, con particolare riguardo al mondo degli adolescenti».

In questo ambito, a livello nazionale ed europeo, c’è pochissimo materiale sulla peer education territoriale ovvero fatta nei giardini, nelle piazze, nei parchi pubblici mentre è da tanti anni che a scuola, nei contesti di educazione alla salute, si fa peer education.

«Provare a sperimentarla per vedere se era possibile riuscire a costruire un modello che fosse condivisile e ripetibile, un modello molto più dinamico rispetto alla peer scolastica perché non si è all’interno di un contesto strutturato e definito come la scuola, è stata un’esperienza molto interessante – spiega Monica Tedeschini, psicologa psicoterapeuta che ha coordinato la ricerca – Attraverso l’educativa di strada abbiamo raggiunto i ragazzi nei loro luoghi di relazione, abbiamo provato a costruire relazioni e nel momento in cui questo avveniva ci siamo resi disponibili a proporre attività per promuovere il loro protagonismo, adattando la proposta di volta in volta in base al gruppo di ragazzi che avevamo difronte, ai loro interessi e predisposizioni». 

Questo lavoro ha comportato la mappatura e il monitoraggio dei luoghi dove i ragazzi si incontrano; la formazione sugli operatori per parlare il loro stesso linguaggio; il contatto con le scuole per la somministrazione dei questionari, alcuni dedicati al tema della peer education, altri a raccogliere i dati sugli stili di vita e di consumo dei ragazzi (prevenzione rischio, promozione dell’agio e dipendenze), oltre che l’elaborazione di tutto il materiale raccolto. La ricerca è stata inoltre confrontata con la ricerca Espad che viene fatta a livello europeo e di cui si hanno i dati anche a livello nazionale e con un’altra ricerca fatta dieci anni fa su uno dei distretti dell’Area Sud per un confronto longitudinale molto utile. «La cosa più sorprendente è l’entusiasmo di questi giovani – conclude Tedeschini – Quando si sentono protagonisti di quello che fanno, la passione che trasmettono è spettacolare».