La Settimana della Salute Mentale che ci apprestiamo a celebrare nell’anno del COVID è un’occasione per affer-mare il primato dell’umanità, della forza di reazione, della capacità di ripresa di una comunità di fronte alla sfida della pande-mia. Per affrontare questa sfida abbiamo do-vuto immaginare nuove forme di relazione, nuovi modi per vivere i nostri affetti, nuovi spazi per esprimere il desiderio di socialità. Lo abbiamo fatto in modo esemplare, e conti-nueremo a farlo seguendo le indicazioni degli esperti, ponendo un argine con scelte soffer-te ma condivise al dilagare del contagio.Il tempo che stiamo vivendo è anche un tem-po per recuperare la memoria, per sfuggire – direbbe Kundera – al demone della veloci-tà. Quella velocità che affida all’oblio le no-stre esperienze, la nostra storia, e con esse la capacità di modificarle consegnandoci ad un eterno presente. La tragedia del COVID ci ha obbligati ad alzare lo sguardo, a compren-dere come il battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Il COVID ci ha mostrato con impietosa chiarezza che dal comportamento di ciascuno di noi dipende il destino di tutti, che l’indifferenza è il virus che mina il nostro vivere civile. In questo senso abbiamo dovu-to interrogarci sul significato della parola “responsabilità”: al tempo stesso impegno a rispondere delle proprie azioni e capacità di dare risposta ai bisogni dell’altro; quindi – se-condo Zamagni – di prendere sulle spalle il peso delle cose (“res-pondus”), la sofferenza delle persone.L’analisi critica di quello che è accaduto in questi ultimi mesi ci offre una opportunità decisiva, forse irripetibile, per rilanciare nel nostro Paese il sistema sanitario pubbli-co e, al suo interno, il sistema di cura per la salute mentale. Come avvenne alla fine degli anni ’70 con la legge 833 e con la legge 180 che l’aveva preceduta, anche in questo caso l’obiettivo è la progettazione e costruzione di un nuovo welfare di inclusione, riprendendo e attualizzando i princìpi di quella grande stagione di riforme.Dare risposta ai bisogni di cura ed autonomia delle persone con problemi di salute mentale o dipendenze, delle persone anziane, dei mi-nori, dei disabili è possibile: lo dimostrano numerose esperienze condotte in modo dif-fuso, purtroppo non generalizzato, sul terri-torio nazionale.La decima edizione di Màt dà ampio spazio a queste esperienze, che valorizzano i temi del-la domiciliarità, della prossimità, della coge-stione e della sussidiarietà quali condizioni essenziali per contrastare i meccanismi di delega e di neo-istituzionalizzazione presenti anche nella sanità territoriale. L’innalzamen-to del potere contrattuale dei cittadini/assi-stiti rappresenta il cuore del cambiamento necessario: la persona, con un nome e un vol-to unico e irripetibile, portatrice di esigenze e diritti, diviene soggetto protagonista del proprio percorso di cura e non passivo ogget-to di interventi. Ciò comporta un difficile ma ineludibile cambiamento di prospettiva, che deve volgere ad una reale integrazione della governance di sistema, ancora scomposta tra ospedale e territorio, tra sociale e sanitario, tra pubblico e privato, tra sapere tecnico ed esperienziale.Negli ultimi tempi abbiamo sentito spesso dire: mai perdere le occasioni determinate da una crisi. La Settimana della Salute Mentale di Modena vuole essere una di queste occa-sioni ed offrire la grande riflessione collet-tiva che si svilupperà in tutti i suoi eventi a quanti avranno il delicato compito di proget-tare la ripresa.

Fabrizio Starace

Direttore DSMDP, AUSL Modena