Radiocronaca n°7 – L’intervento riabilitativo nei Centri Diurni

Scritto da RadioLiberaMente

Il 27 Ottobre 2020

Le “Radiocronache” di Radio LiberaMente, sono il nostro punto di vista sulla Settimana della Salute Mentale di Modena con piccoli reportage e interviste.

 

Qual è il migliore trattamento che posso offrire?

È sufficiente il mero trattamento farmacologico?

No, i pazienti hanno diritto di accedere ai migliori trattamenti psicosociali basati sull’evidenza, orientati alla recovery”

Con queste riflessioni si apre una mattinata di confronto sugli interventi riabilitativi nei centri diurni della salute mentale. Secondo la definizione dell’Associazione di Riabilitazione Psichiatrica degli Stati Uniti (PRA), la riabilitazione psichiatrica: “… promuove la recovery, la piena integrazione della comunità e la migliore qualità della vita per le persone in cui una qualsiasi malattia mentale rischia di danneggiare la loro capacità di condurre una vita significativa. I servizi riabilitativi, basati sulla collaborazione con gli utenti e le loro famiglie e sulla individualizzazione dei trattamenti, costituiscono un elemento essenziale dello spettro dei servizi sanitari e dei servizi “umani” e devono essere basati su prove di evidenza . Essi mirano ad aiutare gli individui a sviluppare le competenze e ad accedere alle risorse necessarie per aumentare la loro capacità di avere successo e soddisfazione negli ambienti abitativi, lavorativi, scolastici e sociali di loro scelta”. Ed i programmi diurni, costruiti su misura del beneficiario, devono essere l’ideale palestra per farlo.

In un processo riabilitativo è importante fin da subito:

  1. Costruire un percorso individualizzato atto a soddisfare le specifiche esigenze di ogni utente, aiutandolo a sviluppare il più possibile le sue capacità e risorse ambientali
  2. Valutare, riconoscere e potenziare le risorse personali
  3. La scelta di obiettivi personali assieme al paziente, per individuare le competenze e i supporti necessari, nonché per pianificare il loro sviluppo
  4. Generalizzare le attività in modo tale da trasferire le attività apprese in ambienti supportati ai contesti di vita ed interazione e di interazione dell’utente.

Ciò avviene mettendo seguendo linee di tipo psicoeducativo, supportivo, motivazionali orientate al cambiamento e di sviluppo della partnership. È poi importante svolgere un lavoro di educazione e conoscenza insieme al paziente del proprio disturbo, in modo tale che possa gestire la malattia mettendo in campo strategie per la gestione dei sintomi e delle ricadute. I comportamenti devono trovare una spiegazione e l’utente deve poter riconnettersi con le proprie emozioni. Tramite questo processo si può giungere ad una psicofarmacologia collaborativa. Quale persona accetterebbe di assumere un farmaco senza conoscerne gli effetti collaterali ed il motivo?

I farmaci devono essere prescritti condividendo il piano terapeutico con l’utente e devono soprattutto essere collegati ad un obbiettivo di vita ( Maggior concentrazione in ambito lavorativo, la possibilità di vivere i contesti relazionali con maggiore serenità ecc…)

C’è poi da considerare lo stigma interno, cioè la criticità degli aspetti soggettivi legati alla bassa autostima, descritto nei termini di “auto-discriminazione” (o “discriminazione anticipata”). E’ il risultato di una circolarità perversa che opera sul piano delle aspettative reciproche (negative e/deluse) nelle relazioni interpersonali piuttosto che sul piano del pregiudizio. M. Spivak , uno dei teorici di riferimento nel campo della riabilitazione psichiatrica, descrive come spirale negativa questo percorso che conduce ad una progressiva desocializzazione e che caratterizza tutti i processi di stigmatizzazione. È un muro complesso da infrangere. Ma tramite il social skills training, l’empowerment, la possibilità di raggiungere e mantenere obbiettivi e di trasferire le competenze apprese da contesti supportati al quotidiano… siamo sicuramente sulla buona strada.

Quello che ci portiamo a casa da questa mattinata è che non esiste più un dentro ed un fuori. Esiste solo un poter vivere. E i programmi diurni devono diventare un trampolino per dare gamba e slancio al raggiungimento degli obiettivi personali.

Potete rivedere qui la registrazione integrale dell’evento in remoto:

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