di Radio LiberaMente

Se la legge Basaglia fosse stata una domanda la sua conseguente risposta sarebbe stata : “Sì, è possibile qualcosa d’altro”! È possibile costruire assieme alle associazioni di utenti e a quelle di familiari, promuovendo i valori dell’inclusione, della partecipazione di tutta la comunità e non seguendo la via dell’assistenzialismo, che porta unicamente a perseguire sterili scappatoie.

La riforma psichiatrica ha profondamente cambiato il concetto di tempo, luoghi ed i rapporti relazionali nel mondo della salute mentale”afferma il professor Galeazzi. “Il tempo diventava infinito, l’individuo deumanizzato, senza una possibile evoluzione della propria situazione, perché erano gli operatori stessi i primi a non credere nella guarigione” prosegue Galeazzi. “Il luogo era quello del manicomio: chiuso, nascosto in periferia ed assolutamente non terapeutico. I luoghi oggi sono quelli dei centri di salute mentale, sparsi per tutto il territorio e le case stesse degli utenti.Anche le relazioni sono profondamente mutate: le decisioni non vengono calate dall’alto e la sofferenza diventa risorsa esperienziale per tutta la comunità”.

 

E le attività domiciliari di cui si parla stamani alla Biblioteca Comunale di Castelfranco Emilia?

Le attività domiciliari”, prosegue il Dottor Colombini, “ dovrebbero essere un supporto per le famiglie, i familiari però a loro volta devono supportare l’azione ed il progetto per ottenere risultati positivi. È naturale poi che i familiari abbiano bisogno di sostenersi vicendevolmente ed è quindi importante che possano accedere a gruppi di auto muto aiuto a loro dedicati ed entrare in contatto con le associazioni a loro dedicate radicate sul territorio. Se dovessi immaginare una domiciliarità 2.0 indispensabile sarebbe l’integrazione con enti locali e servizi sociali presenti sul territorio, la presenza di un punto di accoglienza per le famiglie con Operatori e Familiari ed il supporto di uno o più Utenti Esperti, perché come diceva Sigmund Freud, la volontaria solitudine, il distanziarsi dagli altri sono il riparo più immediato contro il tormento che possono arrecarci le relazioni umane. La felicità conseguibile in tal modo è, ovviamente, quella della quiete. Però poi si rimane soli e le attività domiciliari possono essere una risposta diversa a questo tormento”.

Le visite domiciliari sono uno strumento che ci consente di andare in contro al paziente qualora ci siano difficoltà fattive o una scarsa autonomia” prosegue l’infermiera Antonella Bisi. “ Un modo per vedere la persona al di fuori del contesto del Centro di Salute Mentale e conoscerne il setting familiare. Entra in campo ovviamente una forte componente emotiva perché durante la visita domiciliare l’unica tecnologia che può essere messa in campo sono le capacità empatiche e relazionali ed è importante non scivolare mai dal piano della collaborazione a quello del giudizio”.

Ed il ruolo dei Servizi Sociali?

In passato la visita domiciliare era uno strumento spesso utilizzato per verificare situazioni di indigenza del nucleo familiare, oggi è un mezzo importante per ottenere una visita meno istituzionale, capire dove vivano tecnicamente le persone o andare loro in contro in caso vi siano problemi di trasporto. Può capitare però che l’utente si senta invaso, controllato e questo spesso accade in situazioni connesse a dei minori. Ed allora l’operatore deve essere in grado di far comprendere alla famiglia che quell’incontro si sta tenendo in quell’habitat per esigenze di prossimità”.

Presente al tavolo dei relatori anche l’Associazione Insieme A Noi Tutti di Vignola: “I familiari devono essere presenti nel percorso di cura dei loro congiunti. Una frase importante che ho sentito stamani è stata “la fiducia passa attraverso l’ascolto” ed è proprio così: se noi stiamo meglio, stanno meglio anche i nostri cari”. “Sento spesso quando mi reco ai sevizi infermieri e medici lamentarsi della mancanza di tempo”, prosegue Sandra, “Noi associazioni siamo portatrici di spazio e tempo, quindi coinvolgeteci! Un’altra parola fondamentale che ho sentito stamani è stata ESP : è tempo che questa figura venga valorizzata”.