di Radio LiberaMente

Quanti alberi!
É il leit-motiv della performance sonora che accompagna in cuffia i passi del camminatore che si accinge a seguire le frecce blu di un percorso itinerante in solitaria, nel senso che la partenza è ogni cinque minuti, uno spettatore alla volta per la durata di circa venti minuti, accompagnati solo da un MP3 che suggerisce suggestioni.
Il cammino inizia dall’altra parte della strada, rispetto al numero civico del Centro Diurno di Salute Mentale della Madonnina, e questo è già un indizio (musicale, simbolico, esistenziale) di una deriva psicogeografica che sarebbe piaciuta molto ai Situazionisti primi anni ’60.

“L’azione originaria e politica che la performance richiede allo spettatore è una disponibilità ad attraversare il confine tra salute e disagio, a farsene allo stesso tempo osservatore silenzioso e protagonista: la relazione affettiva col luogo sarà una conseguenza di questa disponibilità all’ascolto, l’esito -non scontato- dell’esperienza compiuta.” Queste le intenzioni dichiarate da Amigdala. Lasciarsi condurre dai riverberi di voci, suoni, parole poetiche che rimbalzano sui muri di vie che percorriamo frettolosamente senza lasciare spazio alla contemplazione, eppure i luoghi assorbono e restituiscono pensieri di chi li ha abitati e vissuti.

Udiamo girando attorno per il rione le parole delle persone che frequentano il Centro diurno, di come abbiano deciso di rinominarlo e aprirlo alla cittadinanza, Spazio Ripresa, abbellendolo, rifondandolo all’insegna della “ripresa” di ciò che è importante sviluppare per noi stessi e in relazione agli altri nonostante e grazie l’esperienza di sofferenza attraversata che può farci accorgere meglio dei limiti nostri e altrui con compassione ed empatia. Scopriamo la possibilità di esplorare creativamente e con responsabilità la bellezza di essere comunità oltre che singolarità.

 

 

Si parte quindi in direzione contraria, sembra ci si allontani, come nei migliori labirinti, quindi si svolta e passando attraverso diverse configurazioni urbanistiche e variazioni sul tema, soffermandosi davanti frasi stuporose affisse ai muri, si arriva a compiere una circonlocuzione mentale e paesaggistica, di esperienze esistenziali, che porta a vedere il Centro e l’assillo della nostra vita da punti diversi; infatti è un percorso fonico delle voci e dei suoni che ci arrivano all’interno e passano nel labirinto dell’orecchio uguale per tutti gli umani ed è così che dobbiamo agire, circolarmente, integrando tutto ciò che è collegato (ad esempio gli attori di un disagio, nella famiglia, nel territorio, nell’ambiente, non linee rette: terapia al bisogno, TSO, ma circolarità, spostare le posizioni dei coinvolti per creare uno spazio per la persona sofferente). Cambiano dimensioni , forme, intensità, attenzione!

C’è da attraversare la strada a scorrimento veloce, sveglia! Poi ecco, ti puoi di nuovo abbandonare alla perlustrazione, -Quanti alberi-, un’oasi, il Centro non è più istituzionale, entri dal retro, dalle porte riservate al personale, apri porte chiuse, proibite, raggiungi finalmente quel soppalco che non ti era concesso e ti avvicini al cielo, il tetto fatto di alberi ancora, seppur morti, ma che portano in sé la storia del quartiere, il respiro degli abitanti. Come in una fiaba, salita l’ultima scala, ultimo sforzo dell’iniziato, una fata tra computer e oggetti sonori, ti consegna una lettera proprio per te, tu rinnovato/a, uscirai da quel centro che vibra diversamente e tornando nella tempesta (che era realmente in corso per quelle strane sinergie che si creano fra cielo e terra), rinfrancato/a, potrai imbucare la lettera presso il caffè pieno di voci non registrate condividendo la tua esperienza con un amico. Infatti qualcun’altro parte , -Quanti alberi-, insieme gli alberi, cambiando la luce in zucchero hanno cambiato la superficie terrestre rendendola vivibile, chissà, ascoltandoci , aiutandoci ,se potremo creare un’atmosfera più respirabile per tutti.

LETTERE ANONIME PER UN CAMMINATORE
performance sonora
nell’ambito di Màt Settimana della Salute Mentale
progetto di Collettivo Amigdala
composizione musicale originale Meike Clarelli
parole di Gabriele Dallabarba
in collaborazione con “Spazio Ripresa” Madonnina