di Laura Solieri

Esperti del proprio vissuto di disagio psichico e di malattia, consapevoli delle proprie dinamiche interne e quindi anche delle proprie risorse. Da mettere a disposizione degli altri.

Da queste premesse nasce la figura dell’ESP, Esperto in Supporto tra Pari, cioè una persona che, all’interno di un percorso di consapevolezza, ha acquisito un sapere esperienziale che è in grado di mettere a disposizione di altre persone, per lo più utenti all’interno dei servizi e delle associazioni.

A Modena, si sta facendo, a riguardo, un importante e interessante percorso formativo, promosso dal Dipartimento di Salute Mentale in collaborazione con il Centro Servizi per il Volontariato e il Consorzio di Solidarietà Sociale, rivolto a utenti e familiari dei Servizi per la Salute Mentale e, in generale, ai cittadini interessati a formarsi su questi temi e ad impegnarsi come ESP presso i servizi del territorio e/o come volontari presso le associazioni attive in questo ambito.

All’interno di Màt 2017, il 24 ottobre dalle ore 9.00 alle 14.00 a Modena a La Tenda (Viale Molza angolo via Monte Kosica) si terrà il convegno “La figura dell’ESP (Utente Esperto) nel rapporto con il Dipartimento di Salute Mentale e con le realtà associative presenti nella sua comunità territoriale afferente. Evento d’approfondimento sulle esperienze presenti in Emilia-Romagna” con gli interventi di Fabrizio Starace, Ermanno Melati, Simona Nicolini, Paolo Vistoli, Utenti Esperti delle diverse realtà regionali

“Il supporto tra pari è attuato da chi ha vissuto personalmente un’esperienza di disagio ed è capace di metterla al servizio degli altri, sostenendo emotivamente altre persone, ascoltandole e stimolandole a prendersi cura della propria salute” spiegano Lucia e Gilberto che stanno ultimando il corso per diventare ESP.

“L’ESP è un portatore di speranza e di fiducia – dice Gilberto – Far fruttare il negativo attraverso cui si è passati e restituire quello che si è ricevuto quando si stava male, è ciò che proviamo a fare. Non si vive l’esperienza del disagio consci del fatto di poter poi mettere a servizio questa esperienza: la fai nella disperazione, in uno stato d’animo di forte abbattimento, non te ne rendi conto subito.
Per me, una cosa fondamentale delle attività dell’ESP, è svolgere la mia funzione con piacere, non come fosse una costrizione o un peso se no si rischia di fare stare bene gli altri aggravando la propria situazione. Bisogna sapersi dosare”.

Nel quotidiano delle persone con disagio psichico, dei loro familiari, degli operatori che lavorano per la salute mentale di comunità, temi come l’inclusione sociale, la qualità delle relazioni, del “capitale sociale” assumono un ruolo fondamentale nel determinare un migliore decorso di malattia.

“Riuscire a condividere con altri utenti emozioni e stati d’animo e vedere che attraverso questa condivisione, attraverso l’empatia, si riesce a rassicurare e a fare stare meglio un’altra persona in una fase di difficoltà – dice Lucia – è un aspetto importante della nostra attività. L’utente esperto è detentore di un sapere che solo lui può avere, sapere esperienziale, non teorico, che serve ad orientare l’azione e il pensiero.
Chi ha sofferto una condizione di disagio impara a riconoscere i campanelli d’allarme che annunciano l’arrivo di una crisi e ad attivare le risorse per fare fronte a momenti di ricaduta. Tuttavia nell’interazione con la persona in difficoltà l’ESP dovrà essere ben attento alle possibili “trappole” di relazione con la persona in sofferenza, che magari si aspetta grandi miglioramenti e ha fretta di vedere risultati immediati”.

Conseguire prognosi positive, ha effetti trasformativi sull’immagine collettiva della malattia e della persona con disabilità, non più considerata peso, ma potenziale risorsa.

“Quando ci si trova in questa condizione – concludono Lucia e Gilberto – c’è bisogno di stare in un modo accogliente, non competitivo e rissoso, ma dolce. Ci occuperemo di accompagnare gli utenti verso percorsi di socializzazione e di introdurli nelle associazioni impegnate in questo ambito. Lo faremo cercando di mettere le persone a proprio agio in una dimensione di ascolto attivo e collaborando con gli operatori, che ovviamente non sostituiamo in alcun modo. Il nostro compito è avere a che fare con il disagio delle persone, confrontandoci con loro e nel contempo lavorare sul nostro equilibrio interiore”.

In foto, riunione per l’organizzazione di Màt 2017