di Anita Eusebi

«Mi piace molto passeggiare in montagna, mi dà una sensazione di libertà», dice Giacomo. «Quando sono impegnato in mezzo alla gente sto meglio», aggiunge Paolo. Un’esperienza di salute mentale di comunità al di fuori dei luoghi abituali, realizzata attraverso il trekking, lungo i sentieri impervi della montagna: è questo uno dei tanti possibili percorsi di empowerment per le persone con problemi di salute mentale di cui si parlerà al convegno Esperienze di promozione della Salute Mentale nella Comunità in programma alla VI edizione della Settimana della salute Mentale il prossimo 24 ottobre a Modena, dalle 14 alle 19, presso La Tenda.

«Sentieri di libertà è un convegno itinerante sulla salute mentale, promosso dal Centro di Salute Mentale della Asl 6 di Sanluri in Sardegna, che si svolge annualmente nei Tacchi dell’Ogliastra dal 14 al 18 settembre», spiega Alessandro Coni, Direttore del CSM di Sanluri e ospite di Màt 2016. «Coinvolge un numero sempre crescente di pazienti psichiatrici, circa 300 lo scorso settembre, provenienti dai Centri di salute mentale della Sardegna, della Lombardia, del Piemonte, del Veneto, dell’Emilia Romagna e del Friuli Venezia Giulia, e accompagnati da oltre 100 specialisti tra medici, infermieri, psicologi, esperti di montagna, oltre ai volontari della protezione civile e della cittadinanza attiva delle comunità ogliastrine che partecipano con gratuità ed entusiasmo. Un’esperienza unica in Italia per tipologia e numeri di partecipazione, alla quale hanno preso parte, nell’edizione 2016, anche lo scalatore di fama mondiale Fausto De Stefani e il musicista Gavino Murgia. È una pratica terapeutico-riabilitativa che ha un’esperienza ormai decennale e prevede trekking alternato con momenti di dibattito, riflessione e confronto sulle esperienze di salute mentale maturate sia in Sardegna sia in altri contesti nazionali. Si è dimostrata capace di ridurre la sintomatologia, ma soprattutto di incidere positivamente sulla qualità delle relazioni e della vita delle persone».

[Nella foto: Alessandro Coni]

Un lungo percorso di riabilitazione sul territorio, fatto di tanti piccoli tasselli, fuori dalle quattro mura dei centri di salute mentale e dall’isolamento a cui spesso costringe il disagio psichico, per fare esperienza di vita di comunità, di condivisione, di contatto con la natura. Tanti piccoli passi, uno dietro l’altro. Sul sentiero di montagna, come nella vita di ogni giorno. «I sentieri che si percorrono durante i trekking sono reali, ma al tempo stesso profondamente simbolici – sottolinea Coni –, rappresentano al contempo un viaggio nel mondo, in una dimensione terrena, e un tragitto nella propria interiorità, perché conducono alle vette dei monti e ai dirupi dell’animo. È un procedere in direzioni e per dimensioni opposte, quella conscia e quella inconscia, ma strettamente collegate. È il tentativo di riappropriarsi del mondo e di ritrovare se stessi».

E ingrediente fondamentale del percorso di crescita personale, di ricerca di senso e di abbandono della solitudine, è la relazione con gli altri, in una prospettiva comunitaria e con ricadute significative nella lotta alle rappresentazioni negative e stigmatizzanti del disagio mentale e delle persone che ne soffrono: «L’incontro tra i “camminatori” e le popolazioni dei piccoli comuni dei Tacchi d’Ogliastra vuole infatti dimostrare come la follia non sia solo un disturbo psichiatrico, o peggio un “disturbo per la società”, ma anche una dimensione dell’umano che, se adeguatamente accolta, può diventare opportunità di arricchimento e di crescita per l’intera comunità. D’altronde, “solo dall’intima fusione di senso e di non senso, come scrive Carl Gustav Jung ne Il Libro Rosso, si può giungere al “senso superiore […] che è al di là di senso e non senso”».

Il gruppo, il camminare, la sensazione di libertà a contatto con la natura, l’incontrarsi, il parlare, le relazioni. Tutti uguali, a cominciare dalla stessa maglietta rossa. Tutto si fonde in una massa di colore e di sentimenti dove non c’è spazio per differenze di ruoli, ci sono solo persone in cammino: «“Sentieri di libertà” è anche un laboratorio di psicoterapia di comunità e rappresenta la metafora vivente di un modello di psichiatria che vede la comunità come il luogo di cura per affrontare e risolvere la malattia mentale», afferma Coni. «Il trekking e il camminare hanno prodotto un “movimento” al quale oggi diamo il nome di Libera Comunità Terapeutica. Una comunità senza numero civico, senza accreditamento, senza burocrazia, della quale non si trova traccia in alcun documento e che poggia le sue fondamenta non in un luogo specifico ma in un comune sentire. In questa comunità non c’è una rigida divisione in ruoli e i curanti non sono solamente quanti in possesso di un titolo accademico, ma tutti coloro che hanno scoperto il senso dell’essere terapeuti così com’è nell’etimologia del termine, ossia “essere al servizio”».

Essere al servizio per dare una mano a chi ne ha bisogno, per prendersi cura della sofferenza mentale e della fragilità che la caratterizza, quale “ombra, notte oscura dell’anima” ma anche “grazia, linea luminosa della vita”, come scrive Eugenio Borgna. Perché «le persone fragili sono quelle più belle. Siamo noi», come puntualizza Laura.