di Radio LiberaMente

Mercoledì 26 ottobre presso “la Tenda” si è parlato della tecnica EMDR applicata spesso dopo una grossa catastrofe, ma che secondo il Direttore Starace dovrà essere sempre più al centro della salute mentale accanto a figure come psichiatri ed operatori nella lotta contro le conseguenze da bullismo dipinto spesso solo in termini scandalistici o come una falla del sistema scolastico.

Il metodo EMDR oltre ad essere spesso veloce, si mostra anche efficace: 2 persone su 3 che hanno ricevuto questo tipo di trattamento sul trauma e che presentavano sintomi gravi di stress post traumatico a 3-6 mesi hanno avuto una remissione completa.

14721487_705165536309554_2959686721863734158_nIsabel Fernandez, ricercatrice e studiosa di psicotraumatologia , ci spiega che questo metodo è stato elaborato da Francine Shapiro 27 anni fa e che lo stress emotivo ha base non solamente psicologica, ma anche neurofisiologica a livello di secrezioni e può comportare drastici cambi di colorito, problemi all’apparato digerente, crisi di pianto e tanto altro ancora. Il trattamento EMDR aiuta ad elaborare lo stress a ritornare ad un livello di recupero riattivando il normale processo di autoguarigione che avrebbe dovuto portare avanti il nostro cervello.
L’individuazione e gli studi sul trauma hanno portato ad un ribaltamento della visione biologica che si aveva dei problemi di salute mentale. Con Trauma si intende una disorganizzazione della mente in maniera improvvisa che con sé porta sensazioni di impotenza e vulnerabilità. La tecnica Emdr va a ricollocare il trauma a livello cognitivo e ridona al cervello una sua organizzazione. Le difficoltà in età infantile spesso rimangono, perchè i bambini non hanno gli stessi strumenti elaborazione di un adulto e anche a causa dei neuroni specchio, quelli che ci permettono d’intuire lo stato emotivo degli altri, che sono già molto attivi fin dai primi mesi di vita.

Esistono diversi tipi di traumi, quelli definiti con la t minuscola che producono nel tempo sentimenti come umiliazione e svalutazione :

  1. Violenze domestiche : la visione della figura di riferimenti attaccata disorganizza il cervello infondendo un senso di vulnerabilità
  2. Essere esposti ad un genitore malato : può produrre nel bambino un trauma da trascuratezza fisico e psicologico

14691109_705165649642876_1730907265244057074_nI traumi con la T maiuscola invece possono riferirsi a Lutti, Gravi incidenti ed Esperienze pre morte. L’organizzazione mondiale della sanità nel suo piano d’azione per la salute mentale dal 2013 ha messo al centro il trauma e riconosciuto l’importanza d’investire sulla prevenzione, dal momento che è stata individuata una stretta correlazione tra esperienze sfavorevoli vissute durante l’infanzia e diverse psicopatologie.

Secondo un recente studio queste esperienze sono state vissute dal 52% degli affetti da Schizofrenia, 40% dei Bipolari, 10% da chi soffre di un disturbo schizoaffettivo e nell’80% dei malati di Depressione. I 10 eventi prima dei 18 anni che possono condurre a fattori di rischio sono: Abusi fisici, psicologici, sessuali, esposizione a dipendenze da alcool o droga da parte di un parente, parenti incriminati per reati gravi, membro della famiglia depresso o con ideazione suicidaria, madre maltrattata, avere soltanto un genitore, perderli entrambi ed essere trascurati sia nella sfera fisica che in quella emotiva.

Queste esperienze possono portare anche a problemi di salute fisica con conseguenze biologiche ed esporre a problematiche di natura cronica come diabete o problemi di pressione. La tecnica EMDR risulta vincente in quanto il trauma ed i suoi ricordi spesso risultano resistenti alla psicoterapia, mentre con il metodo elaborato da Francine Shapiro esso viene trattato in modo che sia riconsolidato nella memoria in maniera più funzionale.

In emergenza, come ci racconta la dottoressa Stefania Sacchezin, si va a lavorare su tutta la popolazione colpita direttamente o indirettamente da un evento critico, che con se porta paura, impotenza, ed incapacità di elaborare ciò che è accaduto, in maniera trasversale con l’obiettivo di far sviluppare resilienza nei confronti di eventi avversi e soprattutto per evitare cronicizzazioni. Le vittime sono di vario tipo, ad iniziare da chi subisce direttamente l’impatto dell’evento, passando per i parenti superstiti, soccorritori, l’intera comunità coinvolta e anche chi viene mobilitato successivamente all’evento critico e non è stato ad esempio in grado di dire addio a qualcuno che oggi non c’è più. In emergenza EMDR lavora principalmente con due tipi di strumenti:

  1. EMDR di gruppo : si lavora in gruppi omogenei in base a livello di perdita, evento traumatico vissuto, età, classi, esposizione al trauma, o con gruppi già pre esistenti.
  2. Protocollo eventi recenti : si va a lavorare sui punti di disturbo innescati dall’esperienza traumatica nel primo mese

14695532_705165622976212_5670573971923916072_nIl terapeuta durante l’emergenza non si muove mai solo, ma connesso ad una rete che consenta che egli stesso sia moninotorato e trattato per evitare possibili disorganizzazioni date dalla situazione in cui si trova lui stesso coinvolto. Sul territorio è importante inoltre in caso di pazienti affetti da disturbi psichici, collaborare con medici e psichiatri di riferimento per favorire la messa in sicurezza psicologica. La Dottoressa Cecilia Giuliani ci spiega come questa tecnica sia utilizzata efficacemente anche con richiedenti asilo politico e vittime di traumi complessi e gravi come la tortura. Ma come lavorare nei contesti più poveri? La risposta ce la fornisce Vikram Patel , psichiatra indiano che ha sviluppato il metodo di lavoro Sundar, in lingua Hindi “attraente”, sfruttando le poche risorse economiche presenti sul territorio, facendo fronte alla scarsa presenza di specialisti (in india vi sono solo 3000 psichiatri ad esempio) formando persone comuni senza competenze di tipo medico ed andando a trattare le persone là dove sono.

Del supporto sociale ed accoglienza ai rifugiati dal 2001 a Modena se ne occupa lo SPRAR che attualmente segue 65 maschi adulti e 10 minori non accompagnati e che dal 2010 collabora con il Dipartimento di salute mentale. I migranti oltre a fuggire da conflitti armati spesso sono costretti ad abbandonare la loro terra perchè perseguitati per motivi, politici, religiosi o perchè facenti parte di una minoranza etnica presa di mira. Fattore di resilienza costituisce la presenza di un progetto migratorio e la sua preparazione; la sua assenza o il suo fallimento costituirà invece fattore di vulnerabilità.

I traumi che portano i migranti sono di tipo Pre (intenzionali, lutti, esperienze di tortura) , Intra e Post migratori (che spesso hanno a che fare con l’adattamento). Con i migranti un altro strumento di lavoro che si è mostrato particolarmente utile è il metodo limas, che consente di andare ad eseguire una mappatura dei trauma ed una loro collocazione temporale, potendo così andare ad intervenire sui più remoti fino a quelli più recenti, scomponendo i più gravi e complessi.

La conclusione ad una citazione di Marcel Vignar che definisce la tortura “un comportamento che intenzionalmente mira a distruggere il credo e le convinzioni della vittima per privarla della struttura dell’identità che la definisce come persona. Un comportamento che intenzionalmente mira a distruggere il credo e le convinzioni della vittima per privarla della struttura dell’identità che la definisce come persona”