di Radio LiberaMente

Esperienza e protagonismo degli utenti al centro di questo lunedì di dibattiti alla Tenda. Ad aprire la giornata il direttore Starace che ribadisce nuovamente quanto la psichiatria sia cambiata negli ultimi anni e con essa il ruolo dei suoi attori. Se un tempo il medico vestiva un ruolo quasi paternale ed il paziente attendeva passivamente stimoli, consigli e prescrizioni ora l’utente è protagonista assoluto del suo percorso di cura.

La vera sfida del futuro sarà costruire strumenti per affrontare la malattia in maniera efficace che sappiano fondere sapere medico ed esperienziale, avendo però cura di salvaguardare e al contempo valorizzare i diversi ruoli e competenze.

L’esperienza ha nomi e provenienze differenti, ma obbiettivi ed impegno comune. Loro sono i Sepe, gli Esperti in Supporto Tra Pari (Esp) , gli Ufe, i Facilitatori Sociali ed arrivano da tutt’Italia.

melatiI Sepe di Brindisi, soci esperti per esperienza, grazie all’Ausl e all’associazione “180 amici Puglia“ hanno dato vita al centro sperimentale “Marco Cavallo” dove si occupano della mensa, dei trasporti, della produzione di periodici, di un sito web, di laboratori di ricerca ed informazione e prevenzione nelle scuole. Il Cnr di Roma, che collabora con loro, vorrebbe che il “Marco Cavallo” fosse riconosciuto come centro per le formazioni di questo tipo a livello nazionale.

I milanesi Esperti in supporto tra pari muovono i primi passi nel 2005, dopo aver fatto rete con le realtà vicine (Como, Brescia, Pavia). Attualmente ci sono 120 esperti, ance se c’è una nuova formazione in corso.

Gli Esp si occupano dell’analisi di problemi del dipartimento, prevenzione, sensibilizzazione alla cittadinanza, organizzazione di eventi e lavorano presso alcune case di cura (lavoro procacciato da loro). Dopo il primo tirocinio la formazione prosegue in maniera costante con appuntamenti con Esp e psicologi nel ruolo di docenti, in una logica sempre più orientata alla recovery.

Gli Ufe di Trento sono attivi da 10 anni e non vi è area del servizio dove non ci sia un Ufe. Come sentiremo nel corso di tutta la mattinata ci sono delle difficoltà nel rapporto con l’operatore che, pur riconoscendo il potere empatico dell’Ufe e la sua capacità di riuscire ad entrare in contatto quasi immediatamente con l’utente, lo interpella poco. Innovativa è la squadra di lavoro sugli esordi di una crisi: gli amici dell’utente si uniscono a quattro garanti (Ufe) che pre incontrano la persona che riconosce i sintomi di una possibile ricaduta prima della visita medica e si dividono i fronti su cui poter essere d’aiuto all’amico.

Anche gli utenti esperti di Modena sono al lavoro su una convenzione assieme ad Ausl, comune e l’associazione dei Familiari “Insieme a Noi” che li vedrà impegnati a supportare un progetto sperimentale pilota di abitare leggero.

A Bologna si è partiti con una collaborazione degli utenti con Ausl e associazione dei familiari per quanto riguarda la costruzione e successiva somministrazione di un questionario che valutava il gradimento e l’efficacia dei servizi sul territorio. Attualmente esistono 30 esp che collaborano con 3 diversi centri di salute mentale anche se vorrebbero coinvolgerne altri 5 . I bolognesi ribadiscono che la formazione dovrebbe coinvolgere anche gli operatori e che l’empowerment non sia un processo unilaterale destinato solamente ad utenti che si siano lasciati alle spalle un disturbo : “Anche quando alle volte ci sentiamo di poter dare pochissimo, sono gli altri che possono dare molto a me“.

A Ferrara sono stati realizzati tre corsi di formazione per facilitatori sociali da 300 ore, con attualmente 34 facilitatori attivi sul campo, anche se sono previste nuove formazioni con un minore numero di ore.

salaPer molti è stato possibile iniziare a lavorare tramite la cooperativa “Scacco Matto” . I progetti che vedono coinvolti i facilitatori sono i più svariati : dall’abitare supportato, ai laboratori di assemblaggio, passando per la cucina ed un progetto di recupero e riuso dei rifiuti ingombranti costruito assieme ad Hera .

A Reggio Emilia i facilitatori sociali sono una realtà consolidata e anche loro hanno avuto modo di formarsi tramite un corso costituito da una parte di ore teoriche ed un’altra di tirocinio lavorativo pensato assieme ai servizi e al consorzio di solidarietà sociale “Oscar Romero“ .

Noi di Radio liberaMente abbiamo già incontrato ed intervistato i facilitari sociali di Reggio Emilia altre volte e non dimenticheremo la risposta di uno dei medici che aveva fortemente sostenuto e voluto l’avvio del progetto e la collaborazione con i servizi : “Come siete riusciti a far entrare gli utenti esperti nei csm, viste le difficoltà con cui questa figura viene capita ed accettata da alcuni medici ed operatori ?“

Lui ci aveva risposto in tono stupito : “Le persone devono poter star meglio e ritovare un’autonomia… se nessuno stesse meglio e non dimettessi mai pazienti, la mia agenda, e di conseguenza le mie giornate, sarebbero un inferno!“