di Anita Eusebi

“Egli sapeva che l’essenziale era il gioco in sé e per sé, le jeu par le jeu. Ogni particolarità del suo comportamento impulsivamente insensato dimostra questo e qualcos’altro ancora. Egli non trovava pace fin quando non aveva perduto tutto”, scrive Sigmund Freud in Dostoevskij e il Parricidio a proposito dello scrittore russo e della sua parabola di giocatore compulsivo. Spiega che il giocatore nevrotico non gioca per vincere denaro, ma per il gioco in se stesso, nell’inquietante perdita di controllo sul gioco. “Il gioco per il gioco”, come scrive lo stesso Dostoevskij ne Il giocatore.

Il gioco d’azzardo sarà l’argomento di discussione e confronto del convegno Gioco d’azzardo patologico: il fenomeno, l’analisi dei rischi, il riconoscimento delle illusioni e l’intervento… Cosa fare? in programma alla Settimana della Salute Mentale il prossimo 26 ottobre, dalle 9.30 alle 13, presso la Sala Biasin in via Rocca a Sassuolo. Promosso dal Settore Dipendenze Patologiche Ausl di Modena in collaborazione con il Distretto di Sassuolo, il Comune di Sassuolo, il Gruppo AMA Giocatori Anonimi Modena e la Cooperativa Papa Giovanni XXIII / Lag Vignola, l’evento costituisce un importante momento di riflessione rivolto alle Associazioni del volontariato, ai gruppi di auto aiuto, agli operatori dei servizi e a tutti coloro che collaborano a vario titolo con il Dipartimento di Salute Mentale per gli aspetti di cura e prevenzione di disturbi strutturati e di promozione di sani stili di vita.

«L’evento vuole essere un momento di sensibilizzazione rispetto al fenomeno del Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) nei suoi aspetti sociali, legali, sanitari. I numeri del gioco stanno raggiungendo purtroppo dimensioni impressionanti. L’obiettivo è pertanto quello, innanzitutto, di focalizzare l’attenzione sugli elementi di rischio e divulgare le informazioni di base per il rilevamento dei segnali precoci, dunque informare circa gli interventi di trattamento e prevenzione a disposizione sul territorio», commenta Claudio Annovi, Responsabile del Settore Dipendenze Patologiche Ausl di Modena. «I Servizi per le Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Modena da alcuni anni hanno predisposto al loro interno un percorso diagnostico e di cura specificatamente diretto alle persone che presentano una dipendenza da gioco d’azzardo. I programmi riabilitativi prevedono l’attuazione di interventi clinici e l’attivazione di interventi di rete che coinvolgono altri servizi del Dipartimento di Salute Mentale, strutture ospedaliere, Enti locali, privato sociale e gruppi di auto mutuo aiuto che operano attivamente sul territorio».

L’American Psychiatric Association (APA) lo definisce “comportamento persistente, ricorrente, e maladattivo di gioco, che compromette le attività personali, familiari o lavorative”. Analogamente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce il gioco d’azzardo patologico come “una forma morbosa chiaramente identificata, che in assenza di misure idonee di informazione e prevenzione, può rappresentare, a causa della sua diffusione, un’autentica malattia sociale”.

 

«L’Italia è uno dei Paesi al mondo in cui si gioca di più a livello pro-capite – afferma Annovi – siamo al primo posto in Europa e al terzo posto nel mondo tra i paesi che giocano di più. La popolazione italiana è di circa 60 milioni di persone: ecco, oltre il 50% sarebbero giocatori d’azzardo. Per la precisione, si stima che i giocatori d’azzardo “problematici” (cioè coloro che scommettono frequentemente ma non hanno ancora sviluppano una vera e propria dipendenza) varino dall’1,3% al 3,8% della popolazione totale, mentre i giocatori d’azzardo “patologici” (coloro che hanno sviluppato la dipendenza e dunque la patologia) varino dallo 0,5% al 2,2%». In altri termini, in Italia risultano dai 780 mila ai due milioni e trecentomila circa giocatori “problematici” e dai trecentomila a un milione e trecentomila circa giocatori “patologici”.

Considerato fino a qualche anno fa come un “Disturbo del Controllo degli Impulsi” (DSM IV), la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5) colloca il Disturbo da Gioco d’Azzardo Patologico (Gambling Disorders) nella categoria della Dipendenza, nell’apposita sottocategoria Disturbo non Correlato all’Uso di Sostanze. «ll gioco d’azzardo patologico rientra infatti nelle nuove dipendenze in cui non è implicato l’intervento di alcuna sostanza stupefacente – spiega Annovi – ma l’oggetto della dipendenza è un comportamento o un’attività. Si tratta di una patologia multifattoriale che riguarda fattori neurobiologici, ambientali, relazionali e psicologici e, a rendere il quadro ancora più complesso, concorre la frequente comorbilità con altri disturbi come l’abuso di sostanze, o i disturbi depressivi e di personalità. Inoltre crea problemi psicosociali ed è causa ovviamente di guai finanziari».

Resta l’amarezza di un’evidente ambiguità di fondo: se da un lato si riconosce a chiare lettere il gioco d’azzardo patologico come “malattia” che necessita di una diagnosi precoce, di un progetto terapeutico dedicato e di un adeguato supporto psicologico e sociale al punto da essere inserito anche nei Livelli Essenziali di Assistenza, dall’altro tra slot machine, gratta e vinci, lotto e superenalotto, sale bingo, poker online e lotterie istantanee sono centinaia le forme di gioco d’azzardo legalizzate in Italia, sempre più diversificate, innovative e facilmente accessibili. Per un giro d’affari dell’ordine di decine di miliardi di euro.