di Paolo Cianconi

Oggi la Gazzetta di Modena ha pubblicato un articolo su un ragazzo del Pakistan che ieri ha tentato di togliersi la vita salendo su un traliccio. È stato salvato dai carabinieri, aiutati da un altro giovane pakistano che si è proposto come interprete.

Poteva non andare così bene per quel ragazzo; per lui si trattava di una crisi tipica affrontata nella nostra società.

Siamo abituati a sentire parlare di disturbo psichico connesso ai sistemi neurobiologici o a quelli educativi e, mentre queste dimensioni ancora non hanno portato risposte certe, noi veniamo a sapere che ci si può ammalare di viaggio e per i cambiamenti culturali.

Queste situazioni, come se fossero delle curve prese male durante la guida, possono portare fuori tragitto e fuori delle previsioni la nostra psicologia.

È la storia dei migranti quella di doversi confrontare con l’evanescenza  delle cose perse lasciate a casa e l’incertezza di quelle da poco acquisite nelle nostre città.

Che cosa accade quando un cittadino straniero o una famiglia immigrata, in quanto nuovi cittadini, entra in contatto con i servizi sanitari? Entro quali possibilità si riesce a spiegare il proprio disagio essendo nuova la condizione in cui vive? Gli operatori hanno una competenza per capire cosa accade, quali stress specifici incontra questa popolazione nel loro percorso di inserimento? Quale la sensibilità di tutti per questi nuovi Modenesi che crescono con noi?  In che modo incontrarsi e costruire un linguaggio comune?

Questi temi saranno approfonditi il 23 Ottobre nel dibattito “Migrazione e salute mentale” che si terrà alle 14.30 presso la Sala Ulivi, via Ciro Menotti a Modena con operatori del Centro Studi e Ricerche in Salute Internazionale e Interculturale di Bologna, del Comune di Modena, persone delle associazioni di stranieri di Modena, operatori delle cooperative Caleidos  e Gulliver. Modera Giulia Bondi

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