Post production di Enrica Tabarroni

La cosa più bella al mondo è percepire dentro di sé quella vitalità che è fonte, risorsa e stimolo per andare avanti a testa alta. Il corso degli eventi, infatti, normalmente ci trascina sempre altrove e talvolta, anche con una non indifferente violenza, ci strappa via dal passato trascinandoci inesorabimente con sé verso un altrove, appunto, in cui possiamo sognare e immaginare il nostro futuro. Ebbene il mio disagio psichico, in un primo tempo, nel tempo in cui lo vivevo nell’isolamento, aveva oscurato tutto questo movimento ed io non pensavo più ci potesse essere per me un’alternativa allo starmene raccolta in solitudine a rimproverarmi degli errori passati o a rammaricarmi per come le cose sono andate. Pazienza, mi dico adesso! L’incontro delle Parole Ritrovate che si è svolto in occasione di Màt- Settimana della salute mentale-, occasione in cui sono intervenuta riportando la mia testimonianza sul tema dell’affettività, mi ha confermato che la vita in me ha davvero ripreso il suo corso e il disagio che cinque anno orsono mi ha resa un’utente psichiatrica sembra essere acqua passata! A proposito della guarigione però, tanto per agganciarmi alla tematica della prossima edizione delle Parole Ritrovate, la recovery, appunto, vorrei fare alcune precisazioni. Se con il termine guarigione si intende uno stato di raggiungimento definitivo di un certo equilibrio, io non è che non sono guarita, io non voglio affatto dirmi guarita!!! Vista in questo modo, la guarigione la lascio ai pigri di spirito, a coloro che si accontentano di raggiungere uno stato in cui non sono più soggetti ai coinvolgimenti problematici che la vita comporta. Per quanto mi riguarda, invece, è proprio grazie al disagio psichico e alla necessaria rimessa in questione della mia persona che esso ha comportato, che ho finalmente potuto percepire quella che prima nominavo come la cosa secondo me più bella al mondo, la vitalità. Insomma, non so se sia possibile un definitivo superamento del disagio psichico, la questione posta in questi termini in fondo non è di mio interesse. Affascinante, invece, è per me stato il raggiungimento di una certa dinamicità e di una certa apertura del cuore e della mente che è condizione di possibilità per l’accoglienza non solo della vitalità ma anche dei momenti di sconforto, d’incomprensione e di malattia che sono comunque parte integrante della vita. Il disagio psichico, insomma, mi ha offerto una chance: vedere il mondo con altri occhi!